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Sea Kayak in Croazia: Rab, Isola di Arbe

Rab è un isola meravigliosa e il Kayak è il mezzo ideale per scoprirla.

Rab è bellissima innanzitutto perchè è varia: arida e rocciosa a tratti dove non cresce nemmeno un arbusto a causa della bora che quando soffia è violentissima, a tratti verde con fittissimi boschi di pineti. Spiagge una diversa dall’altra perfino con sabbia finissima, l’acqua sempre turchese, di una grandissima trasparenza.

Siamo partiti un week end di fine luglio attorno le 05 di mattina per evitare fila, Marco, Massimo ed io, dopo ore passate nei giorni addietro a studiare ansiosi il nostro viaggio per evadere dalla routine quotidiana e a recuperare informazioni sull’Isola di Rab, con tre SKD 526 della Sea Kayak Design, tutti entusiasti non vedevamo l’ora di arrivare al nostro punto di partenza: Lukovo, da lì infatti siamo partiti alla volta dell’Isola.

Le condizioni meteo erano ottime: vento debole da nord il primo giorno, e da sud il giorno dopo. A causa dell’incanalarsi del vento fra il Velebit, (la catena montuosa croata) e le Isole però, subito dopo la partenza, anche con vento a giardinetto prima e poppa poi, quello che pareva un vento debole, proprio debole non lo era, facendo diventare subito la traversata un pò impegnativa nel primo tratto fino all’Isola di Goli Otok, famosa storicamente per essere stata un campo di prigionia-concentramento titino. Lì , per un tratto riparati dal vento abbiamo potuto godere del paesaggio: pareva di essere sulla Luna!

Continuiamo poi la traversata puntando l’Isola di Rab, nella parte Sud orientale, tutta brulla e rocciosa, sempre a causa della bora: il colore giallo delle rocce e il blu del mare con l’acqua trasparente ci lasciano l’imbarazzo della scelta alla ricerca del nostro primo approdo sull’isola per fare un break a studiare la mappa.

Ripartiamo poi verso l’estremo sud dell’Isola, incontrando pochissima gente, aggiriamo l’isola e da dove vediamo arrivare i traghetti con a bordo le auto notiamo il paesaggio cambiare, con cespugli qua e là. Verso primo pomeriggio, ora con un veramente leggero vento contro, troviamo una baietta fatta apposta per noi, con un leccio che ci tiene ombra e ci concediamo un riposino, per poi ripartire, passando i paesetti e le spiagge più affollate perchè più facilmente raggiungibili di Barbat e Banjol, con di fronte un’isoletta lunga, Dolin.

Più avanti e più tardi vediamo avvicinarsi sempre di più le torrette di Rab, Arbe, la capitale dell’isola e verso cena arriviamo al porto, incontriamo anche due simpatici kayakers ungheresi, saluto di rito, foto altrettanto di rito davanti Rab e poi via a cercare un posto per la notte, e magari una Konoba-ristorantino, per una meritata birra e cena sul mare. La troviamo!!  e già che siamo approffittiamo per farci una doccia, prima di assaporarci la cena, le birre e i Pelinkovac, Slivoviz a seguire.. infine il gestore del ristorante ci permette di accamparci proprio vicino al ristorante deserto in mezzo al verde per la notte, dicendoci che in paese c’è festa con fuochi d’artificio, in occasione di San Marino. Ma noi siamo troppo cotti e preferiamo restare nella pineta e prepararci per la notte e addormentandoci su una sdraio: stuoino e sacco a pelo, sotto le stelle, la luna, e le onde del mare: una meraviglia da pelle d’oca per gli amanti della natura, altrochè fuochi d’artificio! Massimo invece decide dormire sotto i pini in tenda. La giornata se n’è andata 22-23 miglia di navigazione.

Alle 05.00 la sveglia con le cicale, (altrochè cellulare/sveglia!), colazione e ripartenza verso il lato nord dell’isola, quello più bello e selvaggio: man mano che avanziamo infatti, con il mare liscio come l’olio della prima mattina, vediamo sempre meno strutture alberghiere e passiamo vicino ai boschi che arrivano quasi fino a pelo d’acqua: solo natura e un sacco di calette e spiagge nascoste bellissime con un’acqua trasparentissima.

Rab ha la forma di un gambero: se la vediamo dall’alto noteremo delle chele grandi, in mezzo una testa e verso sud proprio un prolugamento come se fosse una coda! Siamo ora giunti all’apice della chelona a nord ovest, e decidiamo di tagliare per questione di tempo di navigazione evitando la sicuramente interessante costa sulla testa del gambero. Traversata di 3 miglia circa ed eccoci sull’altra chela, prima arida e rocciosa poichè battuta dal vento, e poi nuovamente immersa nel verde, con una sabbia finissima: è la zona di Lopar, uno dei pochi punti della Croazia con spiagge di sabbia, ideale per famiglie con bambini. Arrivati lì verso ora di pranzo cerchiamo una spiaggia, la meno frequentata, per riposarci un pò e per mangiare qualcosa; siamo ormai verso la fine del viaggio, non manca molto.

Verso le 14.00 ripartiamo, puntando direttamente Goli Otok, in italiano Isola Calva: il mare è sempre liscio come l’olio, arrivando sempre più vicino nel silenzio della nostra pagaiata immaginiamo cosa possano aver passato i prigionieri politici rinchiusi dal regime di Tito, a spaccar pietre nel caldo bruciante dell’estate e a patire il freddo d’inverno con le raffiche potentissime di bora. Sbarchiamo e davanti a noi vediamo quel che resta degli edifici e del campo di lavoro forzato. Osserviamo ed immaginiamo, in silenzio. Incredibile di cosa sia capace l’uomo, in un contesto così vedere cose simili ti fa venire i brividi.

E’ ora di ripartire, risaliamo sui nostri kayak, finiamo il periplo dell’isola, con una costa che va via via sempre più alta in un mare blu, profondo almeno 30 metri,  per l’ultimo tratto di traversata siamo accompagnati da un vento leggero di traverso che ci accompagna fino al nostro punto di partenza, dove arriviamo alle 17.00 circa, felicissimi, stanchi ma rigenerati.

…Pronti per una prossima avventura! un hurrà per i compagni di viaggio e w il CKF! Grazie anche alle pagaie groenlandesi by Luca G., validissime!

Ecco la gallery con le foto:

Clicca qui per la discussione sul forum ! :wink:

Qui invece il video del viaggio:

http://vimeo.com/47716591

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2 Commenti di “Sea Kayak in Croazia: Rab, Isola di Arbe”

  1. Mikkymo scrive:

    Bravissimi! Al di là dei mirabili paesaggi ciò che più mi ha colpito è la cupezza che ancora si insinua in chi osserva le tetre stamberghe di Goli Otok: sassi roventi che serbano il sangue di uomini martoriati da altri uomini.

  2. [...] quindi, passando per Goli Otok e con periplo dell’isola e ritorno in due giorni. Cliccando QUI potete trovare l’articolo con la recensione del [...]

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