Gran Fondo CKF 35: Dal Villaggio del Pescatore ad Aquileia in invernale
DAL VILLAGE AD AQUILEIA IN INVERNALE: UN’USCITA IMPEGNATIVA MA INDIMENTICABILE
Non so se la botta in testa sia stata una punizione per i sacramenti che ho tirato o se i sacramenti li ho tirati per la botta in testa. Sta di fatto che mi sono trovato a terra, con una bella escoriazione sulla fronte (in forma di z rovesciata, come potrete vedere dalle foto) e con in bocca una serie di orapronobis a effetto antibiotico.
Manuel Nobile si è improvvisato dottore (non mi ha toccato neanche con uno stecchino: diagnosi a distanza) ma mi ha assicurato che sarei sopravvissuto. E, devo dargli il credito, ha azzeccato in pieno la prognosi. Questo è stato il “la” di una giornata invernale di pagaia, molto impegnativa ma con tanti momenti speciali, unici: come accade spesso quando usciamo. Ma quale uscita è “brutta”? Solo quelle che ci perdiamo, credo.
Il pretesto è stato il trasferimento di due kayak societari dal Village ad Aquileia, con Nobile arruolato perché un nome così è una garanzia per le spedizioni invernali su cui aleggi un possibile disastro, ma con un abbastanza lieto fine.
Siamo partiti alle 10 46 dalla “Polisportiva San Marco” (fa fede l’orario della prima foto di navigazione) e, invece di fare il canale che posta a Punta Spigolo(foce dell’Isonzo), ci siamo tenuti bene al largo, attraversando il Golfo di Panzano. Nonostante abbia già percorso questa rotta, non mi ricordo mai di quanto al largo bisogna andare per non restare catturati dalle secche, ovviamente con la bassa marea.
Prima di navigare tranquillamente abbiamo dovuto spingerci molto in fuori, e peccato che non avevo il GPS perché mi sarebbe piaciuto capire l’estensione della secca.
La giornata era spettacolare e le foto parlano da sole: l’aria limpida permetteva di vedere tutta la processione di montagne imbiancate fino al Cavallo e oltre, un 3D mozzafiato.
L’idea era di farla tutta in mare aperto, entrando a Grado.
Il meteo dava Bora non forte, quindi saremmo andati a nozze.
Teoricamente.
E invece della Bora, la Befana ci ha portato il maestrale: neanche in faccia, ma leggermente sulla sinistra, giusto per farci andare continuamente all’orza. Ci siamo resi conto che col vento contrario ci avremmo messo troppo tempo e con eccessivo dispendio di energie, oltre a quelle che se ne vanno in “IVA” per via del freddo, delle tute e dei guanti, che non lasciano liberi i movimenti come quando si è in tenuta estiva.
Quindi ci siamo diretti alle Bocche di Primero dove, a remare contro, oltre al vento, ci si è messa anche la marea calante, che abbiamo sentito già in ingresso.
Sosta poco dopo il ponte, con uno sbarco un po’ problematico per via della mota, per merenda e cambio vestiti. Speravamo di recuperare con un paio di tagli fuoricanale e imboccare il Ponte della Figariola, con un bel risparmio di tempo e chilometri. Ma la bassa eccezionale ha messo il veto, obbligandoci a seguire le briccole fino a Grado e continuare per le vie canoniche.
Spettacolare sia il tramonto che la navigazione notturna sotto la luna quasi piena che illuminava la laguna. Direi indispensabili le luci frontali per seguire bene le briccole: d’inverno non ci si può dare il lusso di perdere la rotta. Si sentivano solo i richiami degli uccelli e il rumore dell’acqua prodotto dai kayak, un vero sogno.
In arrivo – con la corrente in favore, finalmente – abbiamo visto sia i fuochi d’artificio sia i bagliori dei roghi della Befana.
Siamo arrivati alle 19 davanti al municipio di Aquileia, stanchi ma non sfiniti, e Manuel con una buona dose di freddo perché non aveva la tuta stagna, che garantisce un confort di navigazione invidiabile anche con temperature basse.
Credo che la sua esperienza di scialpinista gli abbia dato una mano a tener botta, specialmente dopo il tramonto.
Adesso non vi resta che guardarvi le foto e, se volete tentare l’avventura, siamo a disposizione per eventuali consigli tecnici, perché bisogna andare attrezzati di tutto punto: le ore di esposizione al freddo sono tante e bisogna prevedere i piccoli inconvenienti, come quelli che ci sono toccati e che abbiamo superato senza difficoltà proprio perché avevamo tutto, ricambi, cibo e articoli vari, VHF compreso. Ho rimpianto il termos di tè caldo, che sarebbe stato un confort in più ma, in definitiva, non possiamo lamentarci.
Casomai ci lamenteremo quando torneremo al lavoro…
Le foto:
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