Moschenizza, in Kayak
Terzo appuntamento della mia solitaria esplorazione del territorio isontino.. della serie “slow kayaking”.. che mi permette di scoprire luoghi poco conosciuti o di osservarli da un nuovo punto di vista.. cioè dall’acqua, anziché da terraferma.
Moschenizza è il nome del fiumiciattolo (ma sembra un laghetto) che si vede ai bordi dell’autostrada per Trieste, vicino al casello del Lisert.
Raggiungibile partendo ad esempio dal Villaggio del Pescatore in un’oretta con tutta calma.
Arrivati alla foce del Timavo, lo si risale fino ad un bivio in corrispondenza della cartiera, ben identificabile da un rudere di vascello arrugginito. Si evita la destra che ci si porte alle Bocche (o risorgive) del Timavo, mentre a sinistra si imbocca il canale Locavaz che costeggia sempre la cartiera.. con i suoi cumuli di segatura o trucioli di legno, i suoi capannoni, linee elettriche, scarichi industriali (speriamo bene..).
Dopo meno di un km c’è un secondo bivio; girando a sinistra si arriva alla Marina Lepanto con le sue barche di tutte le fogge e dimensioni da un lato e con i capannoni della zona industriale del Lisert dall’altro. In questo breve tratto (a fondo cieco) l’acqua è color marrone.. chissà perché.
Se a questo bivio invece svoltiamo a destra entriamo finalmente nel fiume Moschenizza, omonimo del colle che ci sta di fronte (detto anche quota 59).
Dopo pochi metri terzo ed ultimo bivio: a sinistra verso la Marina Tavoloni (ovviamente a fondo cieco), mentre a destra si prosegue per la Moschenizza. E fine degli incontri con le varie marine,più o meno famose.
Già perché subito ci si imbatte con un cavalcavia posto solo un metro sopra l’acqua, sul quale corre la linea ferroviaria che porta alla cartiera. E da lì, come per magìa, cambia totalmente il paesaggio: niente barche o kayak, niente capannoni.
Poco dopo incontro la strada statale n.14 tra Monfalcone e Duino e vedo la cartellonistica che indica i confini provinciali sul ponte. Ci passo sotto (anche questo ponte è piuttosto basso) mentre qualcuno mi saluta incuriosito.
Ancora pochi metri e mi imbatto col ponte dell’autostrada. Fa una certa impressione perché (essendo a sezione quasi circolare) ha l’aspetto di un tunnel stradale o di una grossa condotta
fognaria.. ma l’acqua è ben azzurra.. ha un diametro di pochi metri e varie fenditure sulla volta, larghe anche alcuni cm (chissà se terrà…) .. è relativamente lungo e piuttosto buio, ma l’uscita è ben
visibile.
Lo supero senza particolare ansia e raggiungo quello che sembra un bel lago, ma è il Moschenizza; circondato da canneti, aldilà del quale c’è un vigneto e la solita fauna svolazzante. Sopra di me, in alto vedo la strada statale n.55 del Vallone e la linea ferroviaria. In fondo gli archi del viadotto ferroviario ed il casello autostradale.
Ma da dove arriva tutta quest’acqua?? C’è una discreta corrente infatti. All’estremità settentrionale si scorge un tubo quadrato piuttosto stretto (anche per il kayak), che attraversa i terrapieni dei vari rami dello svincolo autostradale: da lì esce impetuoso l’emissario del lago di Pietrarossa e di Sablici.
Ci si trova al confine tra i comuni di Doberdò, Monfalcone e Duino; che strana sensazione fare il kayaker tra autostrade, ferrovie, yachts, industrie.. come un pesce fuor d’acqua oppure come
un tranquillo osservatore al centro di un mondo frenetico e turbinoso.
Elio Candussi
Settembre 2011


invio in corso...




