Escursione in Kayak a Punta Sdobba (Foci dell’Isonzo)
Mi ero ripromesso di andare ad esplorare la foce dell’Isonzo e dintorni, ma non sapevo se c’erano degli approdi comodi per mettere in acqua il kayak.
Sono partito scendendo in macchina lungo la riva destra dell’Isonzato. Primo tentativo nei pressi della casermetta della Guardia di Finanza. In effetti c’è uno “scivolo”, ma è costellato da gusci di cozze mangiate e poi mi pare troppo distante dalla foce dell’Isonzo. Seguendo la apposita segnaletica stradale, proseguo fino alla Riserva Naturale Regionale del Caneo.Mi aspetto qualcosa di organizzato come in val Cavanata o alla Cona, ma… sorpresa! Un edificio rivestito in legno, destinato a bar, ristorante ed albergo, con bella torre di avvistamento e vetrata, parzialmente arredato, costruito coi contributi dell’Unione Europea, versa in un stato di abbandono, ma almeno i vetri non sono ancora rotti.
Mi inoltro sopra il canneto (da cui il nome della riserva) per un sentiero naturalistico che porta in riva al fiume, ma è invaso dai rovi e molte assi del camminamento in legno sono spezzate. Meglio cambiar aria… Con l’amarezza e la rabbia per lo spreco di denaro pubblico, mi dirigo (sempre in macchina) verso Punta Sdobba. Un po’ prima del villaggio di pescatori si diparte un groviglio di stretti canali, in mezzo ad un canneto infinito e selvaggio. Ci sono barche ormeggiate alla buona, qualcuna con un tetto di fortuna. In uno di questi mini posti-barca riesco ad ammarare facilmente il kayak.
Usciti dal canneto, ci si ritrova in mezzo all’Isonzo, a circa un km dalla foce. Il fiume appare subito molto ampio. Sullo sfondo la costiera triestina, il Carso sloveno, i monti della selva di Tarnova ed altro ancora fino al Monte Santo. Nell’acqua salmastra ondeggia una giovane medusa. Ovunque uccelli acquatici che non si lasciano fotografare, anche perché sono troppo lento nell’estrarre la macchina fotografica.
All’uscita in mare aperto lo sguardo spazia anche verso l’argine di Fossalon e Grado Pineta. Torno indietro e risalgo il fiume per un paio di km, superando i fantasmi della Riserva di Caneo, fino ad incappare nell’incrocio (pardon confluenza) dell’Isonzo con l’Isonzato. La bricola n.510 indica la direzione, Trieste (da dove dovrei provenire) e Venezia (dall’altra parte, verso sinistra); all’inizio dell’Isonzato (classificato come canale e non come fiume) un cartello invita a limitare la velocità a 12 km/h; io non ho di questi problemi. Il paesaggio è quasi monotono; canneti e canneti, a destra e a sinistra; uccelli acquatici e rari motoscafi.
Incontro un paio di pescatori ed anche un piccolo approdo per barche a motore, organizzato con un pontile galleggiante e bitte di ormeggio. Risalgo fino alla casermetta della finanza senza nulla che attragga la mia attenzione. Non mi resta che ridiscendere l’Isonzato e poi l’Isonzo, ripromettendomi di continuare l’esplorazione in altra occasione.
Al villaggio di Punta Sdobba sbarco senza difficoltà ed inizio l’esplorazione del villaggio a piedi. Lungo l’unica stradina dopo il ponticello sono allineate una ventina di case modeste e uguali, nel piccolo porto con banchina sono ormeggiate altrettante barche da pesca o da diporto. Ed ancora poche altre abitazioni; in una di queste incontro la signora Degrassi col marito, unici abitanti stabili del luogo. Insistono anche per farmi visitare la loro abitazione in riva all’Isonzo: c’è tutto, dalla corrente elettrica al riscaldamento a legna, il bagno con la doccia, la cucina, le camere da letto. Tornerò a trovarli ancora, magari d’inverno e con la bora.
Agosto 2011


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