Escursione in Kayak da Aquileia a Banco D’Orio
- Escursione in Kayak da Aquileia a Banco D’Orio
- Escursione in Kayak da Aquileia a Banco D’Orio – Il Ritorno
[NOTE: questo articolo è stato scritto da Fabio Degrassi - le note in corsivo tra parentesi quadre sono di Davide Tommasin - KING_Hack]
Tutto comincia chiacchierando con Davide come al solito. Si parla delle solite cose, del caldo, del lavoro e chissà come si parla di Kayak. Erano almeno due anni che si parlava di un’uscita assieme, per farmi provare l’emozione di pagaiare in laguna ma gli impegni di entrambi non l’avevano mai resa possibile. Ma questa volta è diverso. Una semplice domanda: “Giovedì sei libero ?”…
Davide ci pensa un po’, controlla gli impegni e sentenzia: “No, dovrei riuscire a ritagliarmi il giorno libero, andiamo in Laguna allora?”
E così cominciamo a pianificare l’uscita. Davide decide il percorso: dalla sede CKF risaliamo il fiume Natissa fino alla foce, tagliamo la Laguna di Grado e puntiamo al Banco D’orio.
Detto così sembra semplice, scoprirò poi che è un percorso impegnativo come prima volta, ma sicuramente altamente affascinante e appagante. Mi vengono dati i primi consigli, cosa portare e cosa lasciare a casa. Come vestirsi, come impacchettare le cose. Cose che sembrano banali, ma che ti risparmiano parecchi disagi in mare. Provvidenziale è stato il consiglio di ricordarmi occhiali da sole e di mettere un po’ d’acqua in freezer per mantenerla fresca il più a lungo possibile. Mi sconsiglia la muta corta, non serve e farebbe davvero troppo caldo. Un asciugamano, un panino, le ciabatte e sono a posto.
Gli chiedo se è il caso di portare la mia amata reflex. Sappiamo entrambi che acqua di mare e tecnologia digitale non vanno d’accordo. Un tuffo della macchina in acqua salata la renderebbe sicuramente inutilizzabile, se non subito sicuramente nel lungo periodo a causa dell’ossidazione dei contatti a causa del sale. Decidiamo di rischiare, prendendo le dovute precauzioni. Due sacchetti di plastica, una buona custodia resistente agli schizzi, un piccolo asciugamano e un po’ di fazzoletti di carta dovrebbero renderne l’utilizzo sicuro. Il tutto verrà messo nel gavone stagno del Kayak di Davide.
Arriva finalmente Giovedì.
Non ho dormito molto, troppo caldo. Suona la sveglia, mi giro e decido di concedermi ancora 10 minuti. Caffè, controllo le mail (non si sa mai che Davide si sia dimenticato di dirmi qualcosa), preparo la digitale, preparo i panini. Un bacio al mio Amore, prendo le chiavi dell’auto e mi avvio. Il tragitto Trieste-Aquileia mi regala traffico e qualche autista indisciplinato. Vabbe, fra qualche ora sarò in pace in mezzo al mare.
Arrivo da Davide alle 9 in punto, e trovo nel giardino il suo Kayak giallo ad attendermi. Lui è ancora in casa, sta sistemando le ultime cosette. Ci salutiamo, e velocemente ci indirizziamo, dopo aver controllato di non aver scordato nulla, verso il punto di partenza: la sede CKF. Trasportiamo, o per essere precisi Davide trasporta, il Kayak giallo fin li a piedi. 5 minuti e ci siamo. Entriamo in sede e tiriamo subito fuori il Kayak che userò. Un Kayak rosa-lilla. Lo portiamo fuori mentre scherziamo sul fatto che si intona perfettamente al mio costume. Prendiamo il resto dell’attrezzatura. La pagaia e un giubbino di gallegiamento. Prima sorpresa della giornata. Non immaginavo di indossare un giubbino. Mi spiega Davide che la legislazione non è precisissima in materia, ma che per sicurezza si usa sempre [Non ricordo se sia effettivamente così, ma noi kayaker lo indossiamo sempre perchè è etico e ci può salvar la vita]. Male non farà mi dico, al limite un po’ di caldo in più. Sembra scomodo ma una volta in acqua non da più fastidio.
Allineiamo i due kayak sull’erba davanti al fiume e cominciamo i preparativi. Regoliamo la barra dove puntare i piedi, la seduta. Provo a sedermi un paio di volte finché non mi sento comodo. Davide è davvero pignolo, mi fa fare più prove. Capirò più tardi, in mezzo al mare, che non avrei avuto più occasione di sistemarmi…
Prepariamo anche il Kayak giallo [il mio marina 475 del CS Canoa]. Litighiamo un po’ con il tappo del gavone, sembra che il caldo lo abbia leggermente dilatato. Alla fine riusciamo a sistemarlo, reflex, telefoni e panini sono salvi ! E’ ora di entrare in acqua. Davide fa scendere il mio Kayak nel fiume, lo affianca a una barca li ormeggiata e mi spiega come salire. Finché non sei li davanti non ci pensi, ma non è così semplice salire su di un Kayak. Mano al centro, appoggia i piedi, tieni l’equilibrio, non sbilanciarti, infilati dentro. Sei comodo ?, Sei in equilibrio ?
Mi passa la pagaia. Sono in acqua. Non è così difficile stare in equilibrio, credo. Infatti sono saldamente incollato a una briccola con la mano. Davide mi fa cenno di spostarmi in mezzo al fiume, per permettergli di scendere. Lui scende e io provo le prime pagaiate. Riesco a muovermi, riesco ad andare più o meno dove voglio. Davide ride. Tengo la pagaia al contrario. Dannazione! Sono proprio un principiante. Rapida spiegazione su come curvare e fermarsi. Pagaia indietro dal lato in cui voglio curvare. Faccio qualche prova. Credo di riuscirci abbastanza facilmente. Davide è un bravo istruttore [parole grosse
].
Partiamo nella risalita del fiume Natissa. Davide mi avverte di star attento alle barche che attraversano. Spesso non rallentano e le onde per me potrebbero essere un problema.
Arriva la prima barca. Noto Davide che non mi perde di vista un secondo. Arrivano le prime onde, si balla leggermente, ma non è un problema mantenere l’equilibrio. Rimando a bocca aperta ascoltando il rumore delle onde sulle canne sull’argine. In tanti anni di Laguna e barca non lo avevo mai notato. Probabilmente per la prospettiva diversa a pelo d’acqua. Arrivano le onde di risacca, sono distratto, e quasi mi rovescio. Devo stare più attento. Qualche istante dopo Davide mi dice “Attento alle onde di risacca”. Troppo tardi, questa volta ho già imparato da solo. Davide ora pagaia tranquillo, immagino abbia notato che mi sento a mio agio e che procedo a un ritmo blando ma continuo. Si chiacchiera, tra qualche battuta e tra qualche riflessione più seria. Ci sentiamo ragazzini, concludiamo. I miei muscoli la sera non saranno pienamente d’accordo…
Raggiungiamo la foce. Ormai mi sento perfettamente a mio agio. Due cani ci salutano dall’argine annunciandoci alla laguna. Il mare è calmo, c’è l’alta marea e il caldo è sostenibile.
Davide mi indica la direzione da seguire. Avvistiamo i primi pesci saltare fuori dall’acqua. E’ sempre un’emozione vedere le manifestazioni della natura. Pagaiamo per una decina di minuti. Davide si ferma, appoggia la pagaia in orizzontale sul Kayak. Faccio lo stesso e ci concediamo qualche secondo di assoluto silenzio. Nemmeno il rumore del vento ci fa compagnia. Abituato ai continui rumori della città mi godo appieno il momento. E’ una cosa che voglio far provare ai miei figli penso.
Ripartiamo senza dir niente. Non c’è n’è bisogno.
Mi guardo intorno. Riconosco l’isola di Grado in lontananza. Ma non riesco ad orientarmi. Conosco queste acque, ma da altre prospettive. Infatti tagliamo poco più avanti un canale che sono solito attraversare in barca. Attraversiamo zone che prima consideravo impraticabili. Guardo affascinato il fondo del mare così poco profondo e il Kayak che vi sfreccia sopra senza problemi.
Qualche pausa, un po’ d’acqua e intravediamo la metà: Il Banco d’Orio è li in fondo, subito dopo quell’isolotto. Pagaio per un po’. Mi rendo conto che le distanze appaiono molto diverse mentre si pagaia. Davide se ne accorge, probabilmente dal ritmo più sostenuto che provo a tenere, e mi chiede se voglio proseguire. Mi ricorda prontamente che c’è anche il ritorno da affrontare. E prontamente decido di voler proseguire, ma adatto un ritmo più blando. Ci mettiamo mezz’ora ad arrivare. E io che pensavo fossero solo cinque minuti… [le proporzioni e le distanze cambiano molto dalla quaotidianità solita
]
Siamo a qualche metro dalla sabbia, l’acqua è ormai solo qualche centimetro. Davide scende con tranquillità ed eleganza. Ci provo anche io. Seconda sorpresa della giornata… Mi trovo steso con la faccia immersa nella sabbia e le gambe all’aria. La mia autostima barcolla leggermente, Davide sorride, mi rimetto in piedi e trasciniamo assieme i due Kayak in sicurezza dalla debole corrente. Prendiamo fiato, recuperiamo macchina fotografica e panini, e ci guardiamo attorno. La magia più grande di questi isolotti di sabbia è che cambiano sempre. E’ come visitare ogni volta un posto nuovo. Davide opta per un bagno rinfrescante, io recupero finalmente la reflex e inizio a fare qualche scatto. Davide scompare all’orizzonte in cerca d’acqua un po’ più fresca [speravo di trovare l'acqua quasi ghiacciata e profonda, invece mi sembra di essere in spiaggia nuova a Grado, che per trovare un po di profondità bisogna camminare per 1 km dalla riva
- il bagnetto non me lo sono gustato purtroppo come desideravo], io mi aggiro in cerca di qualche buon scatto. Sono rapito dal paesaggio. Incuriosito dai cartelli gialli sparsi ovunque poco distante. Davide ritorna, evita agilmente qualche primo piano, e raggiunge i panini. E’ ora di mangiare.
Rifocillati ci mettiamo assieme a giocare con la digitale. Qualche scatto alle silhouette delle ombre. Qualche prova poco convincente disegnando sulla sabbia. Decidiamo di fare un’autoscatto. Preparo il set, o meglio rendo fotogenici i Kayak. Scelgo distanze, inquadratura, messa a fuoco. Questa volta sono io il pignolo e Davide mi guarda incuriosito. Ci rendiamo conto che senza un treppiedi lo scatto non è fattibile.
Nessun problema ! Costruiamo un supporto di fortuna con le pagaie e il mio giubbino…
Crolla miseramente a terra ancora prima che la Reflex tocchi il supporto. Riproviamo con il tappo del gavone, dei fazzoletti e una sacca di galleggiamento. Funziona. Se mai naufragassimo su di un’isola deserta assieme non avremmo problemi… Davide si sistema in posa. Metto l’autoscatto a 10 secondi, faccio partire il conto alla rovescia. OTTO e sto ancora correndo. QUATTRO e raggiungo Davide assieme a una pioggia di schizzi. UNO e sono in posa. CLIK!
Ci sciacquiamo dalla sabbia accumulata giocando, sistemiamo i Kayak e ci prepariamo al ritorno. Qualche decida di metri nella acqua bassa, con i piedi che sprofondano nel fango.
[La seconda parte, sulla strada del ritorno, sarà pubblicato prossimamente intanto gustatevi alcuni bei scatti di Fabio]


invio in corso...




