Film per il Kayaker: “Deliverance” - Un tranquillo week end di paura (1972)
Ott 30th, 2008 | By Andrea Fasolo | Category: RecensioniIl fiume Chattooga scorre da millenni attraverso valli meravigliose, ma la sua sopravvivenza è minacciata dalla costruzione di una diga, che metterà la parola fine al suo primordiale fascino, cancellato dalla formazione del lago dell’invaso. Ed in questo scontato divenire, che pervade la narrazione e la orienta senza possibilità di ripensamento, si svolge la parabola di quattro amici, il cui tranquillo week-end programmato in canoa tra i flutti del fiume diventa via via metafora di un ritorno al passato ed all’istintualità ultima di cui quei luoghi remoti sono pervasi: la sopravvivenza.
Deliverance, tradotto poi come “Un tranquillo week-end di paura” è un cult-movie tratto dal romanzo di James Dickey –intitolato “Lungo il fiume”- presentato nel ’72 e nominato a vari premi tra cui tre Oscar e fu, al tempo , accolto in maniera controversa per la durezza con cui trattò, per la prima volta, alcuni argomenti sin allora mai visti sul grande schermo.
Anche gli attori, che compongono sulla scena il gruppo di amici, rappresentano, con le loro diversissime caratteristiche, le varie anime dell’ America del tempo, andando da quella pionieristica e decisionista di un Burt Reynolds spaccone ed impavido a quella razionale e mediatrice di Ronny Cox, simbolo del padre di famiglia modello e del cittadino comune.
La natura che accoglie gli amici è dura ed ostile sin da subito: nessuno sconto per una disattenzione e nessuna umanità da parte di chi in quella natura ci vive da sempre. La sua selvaggia bellezza cela quel discrimine che regolerà le sorti dei protagonisti ad un destino comune, come una può essere la direzione poiché una è la corrente del fiume.
Corrente che porterà, nel prosieguo del film, alla distruzione delle certezze, alla morte ed alla lotta fisica per la sopravvivenza, sino alla liberazione finale, rappresentata dalla vasta laguna artificiale che, centimetro dopo centimetro, ingoia un passato di cui molti vogliono disfarsene.
La natura, in questo vasto lago, è vinta; l’uomo sposta l’interesse altrove andandosene e persino la fede abbandona il campo, rappresentata da una mesta chiesetta prefabbricata in legno che viene allonatanata, montata su ruote, da un camion, tra i rintocchi a lutto della sua campana.
E da quel lago fasullo che inghiotte la vita, affiorano nei protagonisti gli incubi delle certezze in esso sepolte, come sepolto dall’acqua resterà uno di loro.
Memorabile una delle scene iniziali del film, in cui Ronny Cox e Billy Redden improvvisano, con banjo e chitarra, una sessione passata alla storia col nome di “Dueling Banjos”: anche qui, la malattia del bambino prodigio al banjo stride fortemente con la sua maestria, in un perentorio avviso e sintesi di quello che attenderà, tra seduzione e morte, nella natura, i nostri protagonisti.
Una menzione, infine ad una delle due imbarcazioni usate nel film: una canoa canadese in alluminio della Grumman, diventata poi un best-seller tra gli appassionati americani.
La Grumman è una ditta americana -ancor oggi esistente con il nome di Northrop Grumman Corporation- nata nel 1929 e distintasi per la produzionedi aerei di tutti i tipi, tra cui l’F14 Tomcat ed il Prowler, e per la costruzione del modulo lunare “Apollo”.

Conosciuti gli apici nel periodo della seconda guerra mondiale, nel tempo diversificò assai la produzione , giungendo anche a produrre appunto una serie di imbarcazioni in alluminio, le Grumman Boats, tra cui l’indistruttibile canadese protagonista del film, sulle cui “stimmate” delle botte prese nel fiume, si evince l’esperienza del produttore nel campo delle leghe leggere.

In definitiva, un film diretto, immortale e coinvolgente che, nonostante la durezza, è ancora oggi ispiratore di tanti nuovi e futuri appassionati di canoa.

