Villaggio del Pescatore (TS) - Miramare

Gen 22nd, 2007 | By Andrea Fasolo | Category: Itinerari e percorsi

Villaggio del Pescatore-Miramare

Lunghezza percorso: (28 km o 15,12 miglia marine).

Prendo come punto di partenza il Villaggio del Pescatore, tra Monfalcone e Duino, poiché presenta agevoli parcheggi ed un comodo scivolo per entrare in acqua.

villaggio_del pescatore_1.jpgfoto: ormeggi presso il Villaggio del Pescatore

Il Villaggio , da insieme di casupole di una colonia di pescatori locali, dagli anni 50 in poi ha conosciuto uno sviluppo orientato soprattutto verso la nautica da diporto e relative attività connesse, quali una scuola di vela ai massimi livelli , campi da tennis, da calcio e persin da rugby.

Collocato in prossimità delle foci del Timavo , parte degli ormeggi che offre poggiano direttamente sulle vestigia di una delle insulae Clarae, di pliniana memoria, ossia isolotti costieri, quando la linea di costa era molto più arretrata rispetto all’attuale e le bocche del Timavo, fiume ipogeo che nasce a San Canziano, in Slovenia, eran anch’esse ubicate altrove.

mappa_pescatore.jpgfoto: le Insulea Clarae

La zona è particolarmente pescosa e proprio da qui iniziano i primi faraglioni rocciosi che accompagneranno l’escursione praticamente fin quasi alla meta. E proprio in prossimità di questi iniziali guglie son stati ritrovati i resti di Antonio, il celebre adrosauro che, salutando la compagnia di una ventina di suoi simili, è stato liberato dalla morsa delle rocce dai paleontologi, restituendolo alla sua antica fisionomia ossea.

idrosauro.jpg

foto: l’adrosauro “Antonio”

La pagaiata inizia appunto da questo ameno luogo, navigando per un canale, alla fine del quale già s’intravvede Duino con i suoi due splendidi castelli.

duino.jpgfoto: i castelli di Duino in lontananza

La profondità del fondale si aggira sui 15 metri ed il primo approdo disponibile è appunto rappresentato dal porticciolo di Duino, riparato dai marosi da una scogliera artificiale ideale per prender il sole.

Dopo del quale, su ardito spuntone roccioso s’erge il cosiddetto castello “vecchio” di Duino, la cui data di costruzione è incerta, ma di cui i primi documenti disponibili, datati attorno al 1200, attestano la sottoposizione al marchese d’Istria e, successivamente, ad un vassallo del Patriarca di Aquileia.

Legata a questo luogo v’è una leggenda: quella della “dama bianca“.

Tale leggenda vuole che la dama, vittima della gelosia del marito, fosse gettata in mare da uno scoglio situato subito sotto il castello e che ora vegli ogni notte in una camera dove si trovava la culla della sua piccola figlioletta, per tornare poi all’alba nella roccia. Il masso della leggenda tuttora facilmente riconoscibile dal mare.
castello_vecchio_duino.jpgfoto: lo scoglio su cui si ergon le rovine del Castello Vecchio

Il castello dirimpetto, o castello nuovo, fu costruito dai Walsee, agli inizi del 1400, dopo l’abbandono del castello vecchio.

Stretto attorno ad un’imponente torre a pianta quadra, alta una ventina di metri, sempre stata ritenuta di epoca romana, ma più probabilmente eretta nell’alto medioevo, è ora di proprietà della casata dei Turn und Taxis -un cui ramo tutt’ora lo abita- inventori del moderno sistema postale.

Restaurato dopo la guerra, ha ospitato numerose personalità di spicco in campo artistico, tra le quali si distingue il poeta ermetico Rilke, che ivi compose le sue Duineser Elegien, ultimate nel ‘22.

Ai piedi di questo stupendo maniero a picco sul mare, tra scogli che offrono agevole giaciglio a stormi di corcaletti ed a splendide agavi, troviamo una stupenda spiaggia di sassi, cosiddetta “del principe” ove una tappa è obbligatoria, sia per un bagno che per qualche foto, vista l’amenità del luogo e la sua relativa tranquillità, visto che per accedervi via terra bisogna esser per lo meno atletici.

duino_new.jpgfoto: il Castello Nuovo

Il pendio soprastante, una volta terrazzato a fasce , probabilmente per la coltivazione dell’ulivo, presenta l’inizio del sentiero Rilke, celebre passeggiata che traduce il visitatore, attraverso uno stupendo strapiombo sull’Adriatico, sin Sistiana.

Le falesie a picco sul mare in realtà sono paleosuoli che, per fenomeni tettonici, si son frantumati, ortogonalizzandosi rispetto alla superficie del mare e ricreando questo maestoso spettacolo naturale, ove trovano albergo pure i falchi pellegrini ed alcune varietà di uccelli marini.

Impegnativa fu la traversata di questi costoni rocciosi, attrezzata quasi al livello del mare, per rocciatori, oggi tuttavia in disuso.

Dopo oltre un km, si giunge all’imbocco della baia di Sistiana.

Nel 1944 la base di Sisatiana accolse la base tedesca della “Kleinkampfmittel Flottille 411” con dei sottomarini tascabili Molch (Tritone), uno dei quali riposa a circa 15 metri di profondità, proprio sotto le chiglie dei nostri kajak, adagiato su un fondale sabbioso, caratteristica meta per sub ed appassionati.
sottomarino.jpgfoto: il “Molch”

Molte leggende sono sorte attorno a questa base, in particolare dell’esistenza di accessi sottomarini che consentivano di ricoverare i Molch in hangar sotterranei, nella scogliera.
A lungo è stata esplorata la parete rocciosa tra Sistiana e Duino senza trovar traccia nè dei collegamenti, nè di frane che avrebbero potuto ostruirli.

Continuando la pagaiata verso Miramare, iniziano ad approssimarsi gli allevamenti di mitili contraddistinti dalle caratteristiche boe galleggianti di grandi dimensioni, sicuro albergo per gabbiani e diffidenti cormorani; la costa presenta da qui in poi una sequenza di numerose spiagge di sassi, per lo più frequentate da nudisti, contraddistinte dall’amenità della natura e da qualche obbrobrio di iniziativa umana, come ad esempio lo spaventoso albergo in disuso a picco sul mare presso la località “Le ginestre”.

Subito dopo v’è il porticciolo di Canovella de’ Zoppoli, un amenissimo approdo, tappa pressoché irrinunciabile per un caffè (o per una di calimari) giacchè a pochi metri dal mare è sita una trattoria stagionale veramente accogliente e per nulla cara, vist’anche l’ubicazione.

Il piccolo porticciolo ha preso il nome dagli zoppoli, antiche imbarcazioni utilizzate per secoli dai pescatori per gettare le reti ed usualmente alate sulla spiaggia dove oggi sorge il porticciolo, realizzato nel 1954. L’area nel passato era caratterizzata da qualche piccolo magazzino vicino alla riva, da ampi terrazzamenti coltivati e da un ripido sentiero che ancor oggi permette di raggiungere Santa Croce (sentiero dei pescatori - ribiska pot), tipico paese carsico affacciato sul ciglione.

Gli zoppoli sono imbarcazioni monossili lunghe circa 7 metri, scavate da un sol tronco d’albero, spinta abitualmente da due remi lunghi 6 metri e fissati a forcole poste su una traversa: sono state utilizzate fino al 1947.
veduta.jpgfoto: da Canovella Da qui si può agevolmente ripartire alla volta della nostra meta, il castello di Miramare, che già da un po’ si scorge nitidamente.La costa che si presenta è un susseguirsi di anfratti rocciosi, di piccoli porticcioli anche privati, di spiagge pubbliche, costellata da una vegetazione composita che spazia dal sommacco al pino nero, in una commistione peculiare, obiettivo di studi botanici approfonditi per via della sua unicità.

Da qui si può agevolmente ripartire alla volta della nostra meta, , che già da un po’ si scorge nitidamente.La costa che si presenta è un susseguirsi di anfratti rocciosi, di piccoli porticcioli anche privati, di spiagge pubbliche, costellata da una vegetazione composita che spazia dal sommacco al pino nero, in una commistione peculiare, obiettivo di studi botanici approfonditi per via della sua unicità.I fondali non superano, almeno in prossimità della linea di costa, i venti metri di profondità e la fauna ittica è salvaguardata da apposite riserve e zone di ripopolamento, ove non di rado ci si può imbattere anche in maestose tartarughe Caretta-Caretta (avvistate pure da me più volte) o in qualche verdesca.

Numerosissime, invece,soprattutto in alcuni periodi, le meduse.

L’entroterra carsico legato comunque all’economia costiera, ha fornito le più valenti generazioni di palombari che abbiano prestato la loro opera nel nostro Paese.

Siam in prossimità della fine della nostra pagaiata, che tra andata e ritorno misurerà circa 27 chilometri (di cui si ha migliore idea rispetto alle miglia): prima del castello di Miramare incontriamo il porticciolo di Grignano, sede di rinomata società velica.

Il castello di cui sopra, agognata meta e traguardo ottico facilmente identificabile sin quasi dalla partenza del nostro giro a remi, è un edificio in stile eclettico, costruito tra il 1856 e il 1860 per volere dell’arciduca Massimiliano d’Asburgo - poi imperatore del Messico - su progetto di Carl Junker,che conserva all’interno l’arredo e le decorazioni originali dell’epoca.
miramare.jpgfoto: castello di Miramare

Interessanti, nel contesto, gli appartamenti del duca Amedeo d’Aosta, tra l’altro comandate del celeberrimo Quarto Stormo Caccia, la cui base operativa era a Gorizia, presso il campo d’aviazione di Merna.

Il grande parco (22 ettari) creato dal committente su un promontorio allora privo di vegetazione con numerose essenze botaniche di origine tropicale, si affaccia oggi sulla riserva marina di Miramare, perfettamente delimitata da boe, entro il cui perimetro è interdetta la navigazione anche a remi..

Poco oltre si scorgon Barcola e poi Trieste, ma la nostra pagaiata può considerarsi giunta la giro di boa: ci attendon circa 14 chilometri di ritorno (o 7,56 miglia marine)…

Unica nota “meteomarina”: da consultare bene il meteo dell’OSMER per non incappare nel rischio di bora, ospite frequente di queste zone che, in un giro così lungo, sarebbe pessima compagna di pagaia.

Andrea Fasolo (CKA)

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