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Il Kayak Da Discesa Fluviale

La I.C.F. (International Canoe Federation), nel suo Codice delle Regate, definisce le dimensioni, il peso e le forme essenziali delle canoe:

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Lo scafo si è ingrandito in punta e in coda per aumentare il volume di appoggio, permettendo così maggiore galleggiamento, minore beccheggio e quindi maggiore velocità.

Il grande volume della canoa favorisce il galleggiamento della punta sia dello scafo, favorendo lo scivolamento della canoa sull’acqua. In grandi onde, riccioli e rulli, quando la punta si infila nell’acqua, il suo notevole volume la fa affiorare prima, dividendo la massa d’acqua, così che solo una parte ridotta di essa urta contro il corpo del canoista, diminuendo l’azione frenante e disturbando meno il ritmo di pagaiata.

La pagaia da discesa è più lunga perché è soprattutto un mezzo di propulsione che deve dare velocità durante un lungo tragitto, quindi deve fornire all’atleta la maggior leva possibile. La pagaia lunga richiede un notevole dispendio di energia per la messa in marcia da fermo o quando si è frenati da onde di una certa entità durante il percorso; invece, una volta ottenuta una certa velocità, è più facile mantenerla che con una pagaia corta.

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K1, Kayak da discesa fluviale. Foto Costruttore Vajda (CZK).

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Kayak da discesa in azione su acque mosse. Costruttore Vajda (CZK).

TECNICA DI BASE DELLA PAGAIATA IN KAYAK FLUVIALE

La tecnica di pagaiata nella canoa discesa può essere vista come un adattamento della tecnica fondamentale usata nella canoa da velocità, in relazione a:

- variabilità dell’elemento liquido (acqua mossa)

- forme, volumi e dimensioni dei mezzi utilizzati (canoe, pagaie)

- impostazioni del canoista all’interno della canoa

Nello slalom la pagaiata è un costante adattamento alla traiettoria da seguire e che subisce, per le condizioni d’acqua e per le porte da prendere, un continuo aggiustamento.

Sono anche altre le considerazioni da fare e più precisamente:

- Frequenza dei colpi di pagaia.

Nello slalom è maggiore che nella discesa. Anzitutto la pagaia più corta lo permette, inoltre il percorso medio di una gara di slalom è di solito un decimo di quello di una gara di discesa, quindi l’impegno può essere massimo appunto per la breve durata dello sforzo.

- Lavoro muscolare

Nella discesa gli stessi gruppi muscolari svolgono un lavoro ciclico e lo sforzo è quasi costante in quanto l’atleta, specie se è esperto, riesce a mantenere una certa uniformità nel ritmo ameno di alcune variazioni dovute agli arresti nelle zone ondose e di turbolenza. Nello slalom la situazione è diversa, non vi è possibilità di ritmo, la velocità passa attraverso continue variazioni dovute a porte in alita, cambi di direzione, ecc., che obbligano i gruppi muscolari a un lavoro la cui intensità cambia ad ogni istante. È buona norma comunque che uno slalomista sappia pagaiare correttamente per sfruttare quei brevi spazi rettilinei che lo schema di slalom offre sviluppando la massima velocità col minor dispendio di energia, prima di ritrovarsi impegnato in un nuovo sforzo fisico e psichico nel superare il prossimo ostacolo

Il ciclo di pagaiata

È l’insieme di movimenti eseguiti con le braccia e con il corpo nella zona di lavoro a destra e a sinistra della canoa, che permettono di avanzare o di retrocedere.

Per maggior conoscenza del movimento complesso della pagaiata parleremo delle varie azioni eseguite da ogni braccio, per completare l’analisi già fatta nei preliminari sul lavoro delle mani e dei polsi durante tale manovra.

Il ciclo viene diviso in una prima fase, per esempio quella del braccio destro, che è l’immersione della pala nella zona anteriore, seguita dalla trazione, o propulsione quindi dall’estrazione della pala verso la zona posteriore; terminata questa fase, il braccio che ha eseguito la trazione cambia lavoro e diventa braccio di spinta.

Nell’istante in cui la pala destra è stata estratta dall’acqua, inizia l’immersione della pala sinistra, che prosegue con la trazione, l’estrazione e così via per un nuovo ciclo.

Il ciclo è composto di fasi di lavoro coordinate, come per esempio l’estrazione con il braccio destro e l’immersione con il sinistro, oppure la trazione con il braccio destro e la spinta con il sinistro.

La contemporaneità dei movimenti descritti è uno degli aspetti più importanti per un buon rendimento. Ma c’è dell’altro: nelle varie fasi abbiamo previsto il lavoro delle braccia, delle mani e dei polsi; ora aggiungiamo il lavoro con il corpo attraverso un libero movimento di torsione del tronco. In questo modo potremo aumentare la lunghezza dei colpi di propulsione rispetto a quella possibile con il tronco bloccato che limita l’immersione in avanti riducendone la corsa.

Ai movimenti delle braccia e del tronco faranno ora riscontro i movimenti delle gambe e dei piedi, che ci aiuteranno a migliorare lo scorrimento della canoa sull’acqua.

Mentre il braccio destro esegue la trazione, la gamba e il piede destri contrastano e bilanciano tale sforzo, premendo contro il poggiapiedi. Lo stesso avviene par gamba e piede sinistri, quando sarà il braccio sinistro a entrare in azione.

Per concludere, il ciclo di pagaiata seguirà questo ordine:

- torsione del tronco, per portare più avanti la spalla e il braccio che, disteso, immergerà la pala in acqua correttamente, senza alzare spruzzi;

- attacco nella trazione della pala, che inizia con la torsione del tronco, dato che, per dare velocità allo scafo, viene richiesto uno sforzo notevole e i grandi muscoli del tronco sono i più adatti a sopportarlo, mentre per il momento il braccio resta disteso e la sua spalla rilassata;

- proseguimento della trazione, che viene effettuato dalla torsione del tronco e dal lavoro del braccio che durante la trazione si piega sino a raggiungere un angolo, fra braccio ed avambraccio, di cento gradi circa. Durante la trazione, le spalle sono decontratte e il braccio passa vicino al corpo senza sollevare il gomito;

- durante il proseguimento della trazione l’altro braccio spinge la pagaia, migliorando così l’effetto della trazione stessa. Questa spinta viene effettuata con il gomito sollevato, per dare al braccio una leva migliore. L’azione termina nel momento in cui il braccio sarà disteso e parallelo alla linea mediana che passa fra punta e coda della canoa. La spalla del braccio di spinta è decontratta;

- estrazione della pala (che non deve sollevare acqua). Si ottiene tenendo la pala di taglio. Essendo questa una fase passiva per l’avanzamento della canoa, è bene eseguirla velocemente per inserire subito l’altra pala in acqua con il braccio disteso, pronto a iniziare una nuova trazione.

Come avrete notato molte parti del corpo partecipano al ciclo di pagaiata. Sarà quindi la naturalezza e la decontrazione che permetteranno di eseguire i movimenti descritti in modo corretto e con la massima coordinazione, fondamentale per riuscire a far scivolare sull’acqua più velocemente la canoa.

Propulsione indietro

Per far retrocedere la canoa, abbiamo detto in precedenza che solitamente si usa il dorso della pala che, inserito nella zona posteriore, viene spinta verso la zona anteriore.

Inoltre:

- per mantenere o modificare la direzione che ci siamo prefissati occorre agire come già visto nei fondamentali;

- controllare la parte posteriore del mezzo, ruotando bene il tronco, il che sarà utile sia per anticipare l’immersione della pala sia per dare maggiore impulso alla retropulsione.

Le braccia devono fare corpo unico con il tronco. Il sinistro, che esegue la spinta, rimane disteso mentre viene aiutato dalla torsione del tronco. L’altro braccio aiuta a tenere in posizione la pagaia e accompagnarla durante la spinta.

Se si effettua una retropulsione lavorando a semicerchio distante dal bordo della canoa, si realizzerà una “retropulsione circolare”.

Propulsione indietro con la parte concava della pala

Anziché con il dorso, va eseguita con il cucchiaio. Questa manovra richiede:

- un controllo della pala che deve offrire la massima resistenza per meglio retrocedere;

- il tronco deve essere molto mobile per permettere un inserimento molto arretrato della pala verso la zona posteriore;

- il braccio che segue la trazione e l’estrazione della pala è aiutato dall’altro che mantiene in posizione verticale la pagaia dal lato in cui viene effettuata la retropulsione.

Retrocedere lavorando in questo modo non è semplice, in quanto dipenderà dalla facilità di torsione con il tronco per poter inserire la pala più verso la zona posteriore, dando così maggior effetto alla retropulsione.

Converrà a questo punto esercitarsi nella retropulsione, perché ci sarà utile in molte occasioni, aumentando la scioltezza nella torsione e migliorando la sensibilità per il controllo della zona posteriore.

Propulsione circolare avanti

La propulsione circolare avanti serve per cambiare la direzione dell’imbarcazione. La pagaiata verrà effettuata secondo una traiettoria circolare il più possibile distante dalla canoa partendo dalla punta

Propulsione circolare indietro

La propulsione circolare indietro serve per cambiare la direzione dell’imbarcazione. La pagaiata verrà effettuata secondo una traiettoria circolare il più possibile distante dalla canoa partendo dalla coda.

Aggancio

Una manovra che nel corso degli anni ha subito una profonda trasformazione. Da sola azione per cambiare direzione all’imbarcazione anche a manovra utilizzata per controllare il proprio mezzo in velocità. Codificarla in rigidi schemi didattici diventa limitativo, ogni soggetto dovrà cercare gli angoli ideali per la sua realizzazione rispettando la massima verticalità con una apertura della pala in relazione alle mutevoli condizioni dell’acqua.

Appoggio

Una manovra che permette di ristabilire l’equilibrio o un eventuale sbilanciamento, potrà essere effettuato con il braccio esterno alto oppure basso. Da qui la definizione di “appoggio alto” o “appoggio basso”.

Il primo avrà uno sviluppo dalla parte anteriore fino alla parte centrale con una azione circolare della pala. Il secondo partirà dalla zona posteriore, utilizzando il dorso della pala e relativa torsione del busto , per chiudere nella parte anteriore con il contemporaneo riassetto del mezzo.

4.3.1 LA TECNICA DI BASE PER IL CONTROLLO DEL MEZZO

Impostazione

L’impostazione è la posizione che assume il canoista all’interno del mezzo che dovrà essere:

- seduta con il busto eretto e inclinato in avanti

- le gambe devono essere divaricate e leggermente piegate in appoggio ai relativi premicoscia

- i piedi poggiano con il tallone sul fondo del kayak e l’avampiede sul puntapiedi.

Tale impostazione deve consentire al canoista di essere un tuttuno con il mezzo e nello stesso tempo consentire una sufficiente mobilità per eseguire al meglio le manovre. Tutti gli accorgimenti usati per una corretta impostazione non devono però costituire un impedimento alla possibilità di uscire rapidamente e in sicurezza dal kayak.

Entrata in corrente

E’ quella manovra che permette di passare da una zona di acqua ferma (morta) ad una zona di acqua corrente (corrente).

Entrata in morta

E’ quella manovra che permette di passare da una zona di acqua corrente ad una zona di acqua morta.

4.4 TECNICA DI BASE DELLA PAGAIATA IN CANADESE FLUVIALE

Nella canadese l’atleta è inginocchiato all’interno del mezzo e potrà utilizzare vari assetti (seggiolino, asse e altri) a seconda delle stesse caratteristiche antropometriche del canoista. Pagaiata propulsiva avanti

E’ una manovra che permette l’avanzamento del mezzo il più possibile linearmente. La pala deve essere inserita in acqua il più avanti possibile, rispettando la posizione eretta e avanzata del canoista, e estratta all’altezza del busto. L’azione propulsiva è composta da:

- trazione del braccio basso

- spinta del braccio alto

- torsione del busto

- spinta del bacino con conseguente pressione sulle ginocchia

L’estrazione con conseguente fase di recupero avviene:

- rotazione interna (flessione palmare) della mano del braccio basso con relativa rotazione

esterna (torsione esterna della mano) della mano del braccio alto. Azione conosciuta con il nome di “J-stroke” (colpo a forma di J)

- dopo l’estrazione la pala deve, il più velocemente possibile, essere riportata avanti per la successiva presa. Questa azione deve essere eseguita con la massima decontrazione muscolare (fase aerea)

MANOVRE FONDAMENTALI

Per la CI continua il riferimento al pagaiatore sinistro.

Deviazione

Abbiamo visto prima come si applica la correzione per impedire la deviazione della canoa verso destra.

Invece per impedire la deviazione verso sinistra basterà attenuare detta correzione .Quanto sopra si deve intendere riferito a leggere deviazioni.

Propulsione circolare

Viene effettuata come per il kayak. Le ginocchia aiutano a spostare la zona anteriore della canoa, per esempio a destra se la propulsione viene effettuata dal lato sinistro.

Scarto (in francese “écart)

(in francese “écart)

È una manovra che serve a spostare la canoa parallelamente a se stessa verso tra (quando si voga a sinistra).

La pala viene immersa di taglio sotto la canoa. Il braccio destro si dispone disteso verso l’esterno, all’altezza della fronte, per lasciare libera la visuale. Il sinistro fa poggiare il manico sul bordo della canoa. A questo punto la mano destra effettua a trazione, la pala fa resistenza in acqua e la canoa viene spinta verso destra dalla pressione del manico della pagaia sul bordo della canoa.

È chiaro che lo scarto applicato nella zona laterale dia origine a uno spostamento parallelo verso destra; applicato anteriormente, a una curva verso destra; posteriormente, a una curva verso sinistra.

Le manovre di scarto vengono eseguite in equilibrio precario, perché lo sforzo dell’acqua sulla pala tende a far ruotare lo scafo ribaltandolo a sinistra.

Questo equilibrio deve essere compensato con uno spostamento del busto verso destra, come per la correzione vista prima, e per quanto possibile lo scafo va sollevato con la coscia sinistra, recuperando l’assetto normale appena terminata la manovra.

Richiamo (in francese “appel)

(in francese “appel)Come lo scarto, il richiamo può essere effettuato nella zona laterale anteriore o posteriore; serve per lo spostamento parallelo verso sinistra (mentre per lo scarto era a destra) e per curvare a destra e a sinistra, come per lo scarto. La pala viene immersa lontano dal bordo della canoa, all’altezza dell’abitacolo, e quindi tirata a se con una trazione del braccio che sta sotto (il sinistro), mentre il braccio destro, che sta sopra, spinge contemporaneamente in fuori.

Lo scafo durante la trazione verrà sollevato dal ginocchio sinistro. La pala, come per il kayak, non deve essere portata a contatto dello scafo, ma a una certa distanza. Il richiamo effettuato nella zona anteriore (come in figura) viene chiamato anche nella canadese “aggancio” e ci permetterà di far girare la canoa verso sinistra.

Effettuando una trazione nella zona posteriore a sinistra si otterrà un cambio di direzione verso destra.

Recupero della pala

Tutti i movimenti di recupero, sia nella pagaiata sia nelle varie manovre, possono essere effettuati senza estrarre la pala dall’acqua, facendola scorrere di taglio (in inglese “slice”) fino al punto di partenza, come già visto negli esercizi di richiamo nel kayak.

Quando per svariate situazioni non sia possibile o sufficiente manovrare da un solo lato, potremo ricorre al lavoro effettuato anche nel lato opposto a quello di voga. Tutte le manovre così seguite le chiameremo manovre in “deborde”.

Richiamo in “deborde” Viene effettuato dall’altro lato con una forte torsione del busto e ci offre il vantaggio di non cambiare l’impugnatura della pagaia, anche se la mano di trazione viene spostata un pò verso l’alto. Il richiamo invertito come quello normale serve per lo spostamento parallelo della canoa. Per eseguire l’esercizio correttamente, il busto va ruotato in modo da poter emergere la pala a destra il più lontano possibile dal bordo. Il braccio sinistro (in basso) esercita una trazione verso la canoa, mentre il destro spinge in fuori contemporaneamente, o in altri casi contrasta semplicemente. Anche qui è importante estrarre la pala dall’acqua in avanti e di taglio, prima che il manico arrivi a contatto della canoa. Le ginocchia agevolano il movimento di richiamo.

Il richiamo in “deborde” verso la zona posteriore non viene usato per la difficoltà di manovra. Per spostare a sinistra l’imbarcazione è più comodo ed efficace lavorare nella zona anteriore di sinistra.

Aggancio in “deborde»

È come il richiamo in “deborde”, ma la trazione della pala, invece di far spostare parallelamente la canoa, ne farà girare la zona anteriore destra. Entrambe le ginocchia portano la zona anteriore verso la pala.

Pagaiata in “deborde”

Questa manovra viene effettuata in particolari condizioni, per mantenere o modificare la direzione. Le gambe sono decontratte, per facilitare la torsione del busto.

Abbiamo esaminato le manovre: scarto, richiamo, aggancio e richiamo, aggancio e pagaiata in “deborde”; tutte servono per spostare la canoa parallelamente a se stessa e per curvare a destra o a sinistra. Le circostanze e l’esperienza suggeriranno di volta in volta quale di esse è più opportuno usare.

Appoggi

Nella C1 l’appoggio più semplice per dare maggior stabilità al sistema uomo- canoa è quello eseguito a pala rovesciata, facendola scivolare sull’acqua (così come avviene nel kayak col dorso della pala). Può essere eseguito a scopo di esercitazione al termine della passata in acqua per riportare la pala in avanti in posizione di attacco.

Appoggio in sospensione

In caso di sbilanciamento sia volontario sia involontario a sinistra, si effettua un richiamo deciso appoggiando la pala in acqua e sollevando il ginocchio sinistro. Questo servirà a raddrizzare la canoa e a riequilibrare il sistema. Nel caso di sbilanciamento a destra, cioè dal lato opposto di pagaiata, si effettua uno scarto a sinistra per riequilibrare.

Appoggio in “deborde”

E’ un appoggio realizzabile sul Iato opposto a quello di voga. Viene effettuato come i un richiamo in “debordè ” in caso di sbilanciamento a destra. Il rapido passaggio dalla posizione di sbilanciamento a quella di attacco per l’appoggio crea già di per se il raddrizzamento dello scafo. Il sollevamento del ginocchio destro viene inserito subito dopo l’attacco della pala in acqua.

Durante gli appoggi conviene abbassare la testa e inclinare il busto verso la canoa .I per rendere più basso il baricentro migliorando la stabilità.

4.5 L ‘ESKIMO: TECNICA E DIDATTICA

L’ eskimo è una manovra inventata dagli eskimesi per ritornare in posizione di vogata dopo un capovolgimento.

Tutti i canoisti devono sapere eseguire l’eskimo per evitare di uscire dalla canoa e di nuotare a riva rimorchiando lo scafo e doverlo vuotare. L’eskimo poi è una necessità quando in mare o in un lago ci si capovolge lontani da riva, così come 10 era per gli eskimesi che affrontavano lunghi viaggi per mare e dure lotte di caccia e di pesca.

Come si esegue

Anche qui è questione di sensibilità, di preparazione e di ambientamento. La prima volta che ci si capovolge per tentare l’eskimo, prenderà una specie di smarrimento e sarà difficile impostare le manovre correttamente, insieme a un certo panico che spingerà il canoista ad uscir fuori al più presto. Sarà bene quindi fare alcuni esercizi di ambientamento, indossando una maschera da sub e rimanendo un poco sott’acqua guardando il mondo subacqueo, la canoa, la superficie, facendo alcune flessioni del busto per avvicinare la testa allo scafo. Dopodiché si passerà all’esercizio vero e proprio, in acqua calma di fiume, di lago, o meglio ancora in piscina.

Per eseguirlo occorre formare corpo unico con la canoa, divaricando le gambe e premendo le ginocchia ai lati dello scafo. Questa posizione eviterà pure lo sfilamento dalla canoa nel capovolgimento. Il movimento del bacino e dei fianchi permetterà un più agevole raddrizzamento dello scafo. Anche la pagaia dovrà essere posizionata per permettere, attraverso un ampio movimento eseguito con la giusta incidenza, di sostenere 10 sforzo necessario a emergere.

Per poter eseguire nel modo migliore questa manovra occorre arrivarci attraverso i seguenti esercizi:

- nella prima parte si farà esperienza senza la pagaia, per poterci adattare alla posizione e per capire come far ruotare lo scafo. All’inizio si effettueranno oscillazioni graduali, tenendo il bordo della piscina con una o due mani o facendoci sostenere da un compagno;

eskimo1.jpg- gradualmente si eseguirà un mezzo capovolgimento di 180° ( dis. 32 ), con il ritorno dalla stessa parte. La pressione delle mani sugli appoggi dovrà essere minima, come pure lo sforzo, lasciando emergere per ultimo il capo per agevolare la rotazione dello scafo. L’esercizio va effettuato dal lato destro e sinistro, per meglio analizzare i movimenti del bacino che permetteranno di far ruotare più facilmente lo scafo. Per esercitarsi da soli si può utilizzare come sostegno una tavoletta galleggiante usata normalmente per imparare a nuotare;

- in seguito il giovane si lascerà cadere dal lato della canoa opposto al bordo della piscina, eseguendo il capovolgimento completo (dis. 33), portando poi le mani in appoggio sul bordo o sulle mani di un compagno, pronti a riemergere;

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- nel passaggio sott’acqua il corpo deve essere posizionato in modo che faccia minor resistenza per affiorare più facilmente. Per riemergere, comportarsi come per il mezzo capovolgimento. Anche in questo caso è bene esercitarsi lasciandosi cadere dal lato destro e sinistro effettuando il capovolgimento completo.

- la si impugna come quando si pagaia si posiziona di fianco allo scafo (l). La parte concava della pala, che sta davanti, sarà rivolta verso l’alto. Il busto dovrà essere inclinato in avanti per ridurre la resistenza in acqua durante il giro subacqueo; eskimo3.jpg

- rovesciarsi a testa in giù con l’abitacolo munito di paraspruzzi (2); – le cosce dovranno essere divaricate, perché le gambe non si sfilino dallo scafo;

- si fa uscire lentamente un po’ d ‘aria dalle narici, per impedire all’acqua di entrare. All’inizio è consigliabile fare uso di maschera da sub o di mollette stringinaso;

- una volta a testa in giù (3A) bisognerà che sia conservata la posizione di partenza per quanto riguarda la pagaia, che per via di ribaltamento avrà la parte concava della pala anteriore rivolta verso il basso. Il corpo invece deve cominciare a spostarsi verso il lato di uscita (3D). Questo serve a ridurre la resistenza quando sarà eseguita la manovra di raddrizzamento;

- la pala anteriore è pronta così per iniziare 1 ‘appoggio progressivo, che dovrà essere eseguito in modo che essa descriva un ampio arco verso l’esterno (3A, D, C, D, E);

- fin dall’inizio della descrizione di questo arco la pala dovrà trovare appoggio nell’acqua senza sprofondare, e questo si ottiene dandole l’opportuna incidenza.

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Nello stesso tempo la pagaia dovrà rimanere orizzontale, e perché questo avvenga, il braccio sinistro dovrà essere tenuto flesso e aderente al corpo, come in 3E. Con l’inizio dell’appoggio il bacino dovrà subito agevolare la rotazione dello scafo, mentre il corpo e soprattutto il capo riemergeranno per ultimi;

- a partire dalla posizione 3C il corpo del canoista comincerà l’emersione, che si completerà quando la pala sarà come nella posizione E.

eskimo5.jpgCome si vede, e soprattutto come si constaterà attraverso le prove, il raddrizzamento non avviene se si dà un frettoloso colpo di pagaia verso il basso (4 NO), che fa sprofondare la pala e fa mancare l’appoggio nella parte conclusiva dell ‘emersione, ma bensì se si fa perdurare tale appoggio con il movimento ampio prima descritto, che deve svolgersi il più possibile in superficie (4 SI).

Come provare

Se si è soli scegliere una zona di acqua piuttosto bassa, in modo che se l’eskimo non riesce ci si possa raddrizzare spingendo con la pala contro il fondo, oppure fissando sul dorso della pala un pezzo di espanso o un galleggiante che ne aumenti l’appoggio. Con l’aiuto di una persona esperta che all’inizio sostiene la pala e la guida mentre ! descrive l’arco, l’apprendimento sarà facilitato; un altro modo di coadiuvare l’apprendista è quello di aiutare la rotazione della canoa afferrandola per la zona anteriore o posteriore; meglio se le persone sono due una per parte. eskimo6.jpg

L’eskimo in figura (dis. 35) è eseguito con un capovolgi mento a sinistra (n.l ) e uscita a destra dopo aver ruotato di 3600. Con la stessa posizione di partenza (pagaia a sinistra) ci si può capovolgere a destra (n.2); in tal caso, dato che il raddrizzamento avverrà dalla stessa parte, si ruoterà solo di 180°. In questo modo da qualunque parte avvenga il capovolgimento si sa come ci si raddrizza.

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Una volta insegnato questo tipo di eskimo, che è sufficiente a risolvere il problema del capovolgimento, volendo si può insegnare a uscire da sinistra invece che da destra, collocando la pagaia questa volta a destra.

L’eskimo perché sia veramente efficace deve essere eseguito con la massima sicurezza e rapidità. Quindi è necessario ripetere l’esercizio molte volte, fino a infilare una serie di eskimi uno attaccato all’altro, per far sì che il movimento diventi automatico, in modo che, quando avviene un capovolgimento improvviso, i movimenti necessari siano eseguiti immediatamente e con naturalezza.

Infatti l’eskimo in acqua calma è una cosa, in acqua viva un’altra.eskimo8.jpg Quando ci si capovolge e la canoa è parallela alla corrente, teoricamente non dovrebbero esservi difficoltà per chi sa eseguire l’eskimo come detto sopra. Nel caso che la canoa si ponga di traverso alla corrente, sarà molto più facile uscire verso valle che verso monte; se poi l’acqua è rapida è quasi impossibile uscire a monte. Come comportarsi? Una volta sotto, non esiste certo il tempo di capire come e dove si è.

Invece immediatamente si azionerà la pagaia per raddrizzare. Subito si avvertirà se la pala ha non ha trovato un appoggio sufficiente; se l’appoggio non è avvertito, bisognerà attendere un’ attimo e riprovare. La canoa con molta probabilità si sarà spostata e la gaia potrà fare presa.

L’ultimo tentativo lo si farà quindi facendo scivolare le mani verso la pala vicino a i e portando l’altra pala il più lontano possibile dallo scafo (n. 3 ), e senza fare nessuna azione si spingerà verso il basso. In questo modo disporremo di un braccio di leva maggiore e avremo buone probabilità di riuscita. Perché allora non si è fatto ricorso subito a questa manovra? Semplicemente perché l’altra è più veloce e si esegue con la aia così come la si ha in mano per pagaiare.

eskimo9.jpg Un terzo tipo di eskimo, di più sicura riuscita ma il più lento di tutti, si ottiene facendo scorrere la pagaia finche la pala è davanti al petto con la parte concava; si errerà pala e manico, come in figura, si fletterà il busto verso la zona di uscita, si allungherà la pagaia sull’acqua (n. 4 ) e si spingerà con la mano che tiene il manico. Come è evidente dalla figura, il braccio di leva è lunghissimo e quindi basta un leggero sforzo uscir fuori.

In questo caso il corpo sporge di più che negli altri due visti prima, in cui il corpo deve rimanere piuttosto aderente allo scafo. Ricordare che, perché la manovra sia corretta e sicura, prima di tirare fuori la testa occorre far ruotare la canoa; la testa esce per ultima. Al vantaggio di una maggiore facilità si contrappone una certa lentezza di esecuzione, a causa del laborioso posizionamento della pala. Per avere il piacere di riuscire a raddrizzarsi alle prime prove, l’ apprendista inizia questo tipo di eskimo.

Eskimo nelle canadesi CI e C2

L’eskimo prima descritto è quello adottato anche nelle canadesi. Nella C1 la aia viene impugnata come (n.5 ), cioè con la stessa distanza fra le mani come per la voga. Ci si capovolge, si flette il busto verso la parte di uscita dopo aver appoggiato la a (n.6 ) sulla superficie e si inizia la trazione facendo ruotare la canoa nel senso della freccia raddrizzando il busto. Si ricorda che anche in questo caso è fondamentale tare prima la canoa in fase di uscita e fare uscire per ultima la testa.

È importante fare molti esercizi, come per il kayak, per abituarsi a quell’insolita manovra che è l’eskimo.

Nella canadese C2 le manovre che ogni atleta deve eseguire sono come per la C1; devono, ovviamente, essere coordinate fra loro.

Le varie manovre dovranno avvenire in base ad accordi prestabiliti:

ambedue i vogatori devono eseguire la trazione e uscire dalla stessa parte; perciò uno dei due atleti (che, come si sa, pagaiano su lati opposti) dovrà, dopo il ribaltamento, cambiare impugnatura della pagaia, portando la mano che tiene l’oliva al manico e viceversa, e prepararsi a uscire dalla stessa parte dell’altro; quando l’atleta che ha cambiato impugnatura è pronto, avverte con un colpo sullo scafo che può aver inizio l’azione di risalita. Invece del segnale col colpo sullo scafo, l’accordo fra i due può essere di iniziare la risalita dopo un certo numero di secondi (di solito quattro).

Eskimo con le mani

Viene eseguito dal canoista per aggiungere una preziosità al suo bagaglio sonale di esperto e un po’ per dare spettacolo.

Bisogna sfruttare la rotazione della canoa mentre si rovescia, coordinando il movimento di spinta delle mani nell’acqua e la flessione del busto. Anche qui bisogna uscire per ultima la testa.

Sicurezza nell’eskimo

Nell’acqua mossa il casco è d’obbligo. È necessario, durante il rovesciamento e l’eskimo, tenere il corpo molto vicino allo scafo, per offrire minor bersaglio agli ostacoli.

Nel caso che l’eskimo non riesca, o si ritenga di non eseguirlo, una volta usciti dall’abitacolo bisogna attenersi a queste regole:

- senza lasciare la pagaia, si abbraccia lo scafo per farsi sostenere, oppure si afferra la maniglia per portarlo verso l’acqua bassa o in morta;

- nell’ acqua mossa non è il caso di cercare di raddrizzare lo scafo, ma occorre portarlo al più presto a riva o in acque tranquille per impedire che sia trascinato dove potrebbe urtare e rompersi;

- quando si tiene lo scafo per la maniglia e si presenta un tratto da fare portati dalla corrente, è bene tenere i piedi in avanti, a riparo da eventuali ostacoli;

- nel caso che ci si trovi in rapida e non si riesca a portare lo scafo a riva e la rapida continua, conviene lasciarlo andare, prima che diventi pericoloso anche per il canoista in acqua.

Bibliografia:

Tecnica di pagaiata fluviale (fonte Federazione Italiana Canoa – Kayak – CANOA, Manuale dell’istruttore, Roma 1989).

1 Commento di “Il Kayak Da Discesa Fluviale”

  1. [...] – Kayak da campetizioni ufficiale FICK: – kayak da discesa; – kayak da slalom; [...]

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